E tu sei il numero:

giovedì 10 dicembre 2015

Un mese di Aguglia Persa: i miei piatti del cuore.

Il primo mese di Aguglia Persa è stato, senza dubbio, movimentato.
Il 6 novembre abbiamo aperto i battenti di Villa Catalisano, con una grande festa. Quella sera abbiamo collaborato con Marco Chiaramonti e David Scozzari, con la musica del dj Andrea Sammartino e del musicista Andrea Vanadia. E’ trascorso un mese, le vostre recensioni ci hanno resi estremamente felici e i nostri piatti in cucina tornano sempre vuoti: questa è la migliore recensione possibile.

Oggi però voglio parlarvi del menu di Aguglia Persa e dei piatti che più mi attraggono, personalmente.
In cima al podio, piazzo sicuramente i Tortelli di Donna Franca.
Amo le paste ripiene, e quella dei fratelli Ravanà, da sempre, è la mia preferita. I Tortelli di Donna Franca hanno una storia tutta particolare, e quando ho chiesto ad Enzo e Alessandro il perché di questo nome, ho potuto aggiungere una nota d’amore al piatto. La ricetta è di mamma Ravanà, la signora Franca, che preparava per loro la pasta con gorgonzola e pistacchio, quand’erano bambini. Volendo inserire uno stupendo tributo materno all’interno del menù di Aguglia Persa, i due chef, hanno pensato bene di riprodurre la ricetta, con un proustiano ritorno all’infanzia, con un gesto d’affetto e intima condivisione con la clientela del loro ristorante. Il piatto è arricchito da una riduzione al Marsala, naturalmente il celebre Donna Franca Florio. Ed ecco che tutto torna, e si ricongiunge in un primo incredibilmente gustoso e pieno di sapori siculi. Il secondo di pesce più interessante è la Spigola in cartoccio con contorno di verdurine croccanti e maionese alla bottarga. Il piatto propone un interessante mix di consistenze e sapidità, dalla più tenue alla più corposa, regalando al palato una croccantezza estrema e un morbido ingrediente principe, cotto alla perfezione. Il dessert per chiudere la cena è abbondante e godurioso: Zuppa al cioccolato, con gelato alla banana e soffice pan di spagna a tocchetti, da immergere e ripescare in un boccone delizioso.

Certo, l’effetto cena in giardino che la grande vetrata della sala regala conferisce quel tocco di magia in più al contesto, pieno di erbe aromatiche che spesso usiamo anche per i nostri cocktail durante l’happy hour, e non solo. Un mese di grande lavoro e grandi soddisfazioni, dunque. Vi invitiamo a seguirci sulla nostra pagina Facebook Aguglia Persa e sul nostro canale Instagram @agugliapersa_agrigento e, naturalmente, di venirci a trovare per scoprire il resto del menu che vi assicuro essere assai ricco e siculamente sofisticato. 

mercoledì 21 ottobre 2015

Aria nuova a Porto Empedocle: nasce il Laboratorio delle Idee.

Un po' di tempo fa ho conosciuto una persona.
Qualcuno saprà che da un paio d'anni,  vivo parte della mia vita a Porto Empedocle. Per i non marinofoni: la Vigata di Montalbano.

La persona che ho conosciuto è un uomo saggio, di quelli che ne sono rimasti pochi, un genuino. Si chiama Alessandro ed è mio amico. La sua famiglia mi è amica, e non ho mai scritto di lui, anche se molte volte avrei potuto.
Alessandro è un professionista di Porto Empedocle, con una moglie bellissima e un figlio artista. Di lavoro costruisce le case e non gli piacciono le cose storte, le cose che funzionano male. Credo che la sua professione lo abbia portato a considerare la società come un edificio: fondamenta, pilastri, muri portanti, pareti e infine arredamento. E lo dico perchè per comprendere a pieno quello che vado a raccontarvi, tutto questo c'entra.

La città portuale di cui vi  parlo in questo post, come tutti i comuni della provincia di Agrigento e non solo, è soggetta a problematiche di ordine amministrativo e sociale non indifferente, che inevitabilmente gravano sulla vita dei cittadini e sulle loro tasche. Le tasse non rapportate all'offerta, l'inadeguatezza dei servizi, il degrado di alcune zone residenziali e la qualità della vita generale, in corsa su un piano inclinato verso il basso. Senza sosta. Così Alessandro, che come vi dicevo è un uomo saggio, insieme ad un gruppo di amici, ha deciso di attivarsi e fare qualcosa di bello, forte, concreto per il suo paese, Porto Empedocle.

Ci siamo seduti ad un bar, mi ha offerto un caffè - e un cornetto, perchè lui sa bene che tipo di predilezione io abbia per il cibo - e mi ha detto: Vale, questo posto si merita davvero tanto. E basta davvero poco, pochissimo, per migliorare la vita della gente, per non farla più disperare a fine mese, per ripulire le nostre strade, per trasformare questa città in una normale città vivibile, a misura d'uomo. Senso civico e cultura, che ci vuole? 
Siccome oltre ad essere saggio, Alessandro è anche un uomo di parola, qualche settimana dopo mi ha invitato ad un incontro con un po' di abitanti della Marina - sì, la chiamo comunque ancora così nel 2015 - per quello ch'è stato il primo appuntamento del Laboratorio delle Idee.  Durante questa serata, ho potuto conoscere altri suoi concittadini: ragazzi, professionisti, gente brillante pronta a mettersi al servizio della collettività. Persone come Alfonso Cusumano, Pietro Spoto e Gaia Castelli, che hanno proposto idee e soluzioni, nei vari ambiti di cui si compone il Laboratorio.
Cos'è? Ecco qui di seguito il comunicato stampa con cui è stato presentato alle testate giornalistiche locali.

Martedì 6 ottobre 2015, presso la sala conferenze del Ristorante Madison di Realmonte (Ag), un nutrito gruppo di cittadini di Porto Empedocle si è riunito per definire i punti principali del progetto “Laboratorio delle idee”.
Il Laboratorio delle Idee, è un gruppo di lavoro finalizzato a conoscrere il territorio di Porto Empedocle nella sua complessità e nelle sue caratteristiche peculiari, per individuare delle soluzioni condivise alle problematiche politiche, economiche e sociali del paese.
Il Laboratorio delle idee si occuperà di diversi ambiti di interesse quali: gestione del territorio, organizzazione del lavoro, innovazione e trasparenza, iniziative per il sociale.
Il Laboratorio sarà organizzato in gruppi di lavoro, volti a raggiugere obiettivi tali da definire un vero e proprio programma politico operativo.
Il nome LABORATORIO DELLE IDEE nasce dall’intenzione di unire l’operatività di un laboratorio, luogo di sperimentazione e di conoscenza, ed il termine “idea” inteso in senso platonico come un modo di essere e di pensare il mondo”.
Alla serata insieme al Laboratorio delle idee hanno preso parte i cittadini del Movimento Civico Empedocle. Tra gli interventi si sottolinea, la dottoressa Ida Carmina, l’arch Gaetano Tripodi e l’arch Pietro Spoto. Relatori della serata Alessandro Mauro e Alfonso Cusumano che hanno condiviso l’iniziativa illustrando il progetto:
“ riteniamo che bisogna tornare ad essere progettuali, bisogna tornare ad immaginare una realtà territoriale migliore, ed iniziare a credere veramente nelle proprie potenzialità, sviluppandole a seconda del ruolo che si vuole ricoprire all’interno della società”.
Il laboratorio delle idee è aperto a tutti, chiunque volesse aderire e partecipare ai prossimi incontri, può inviare una e-mail a laboratoriodelleidee.pe@gmail.com o seguirci nella pagina Facebook https://www.facebook.com/Laboratorio-delle-Idee-1027565640620891/?notif_t=page_fan.
Si darà voce ai cittadini.

martedì 29 settembre 2015

Una domenica al FISH&CO.: come trionfa a Licata il cibo di strada


Io, a Licata, non c'ero stata mai.
E lo dico con un misto di rammarico e imbarazzo. Lo stesso che provavo da piccola, quando le amichette della scuola andavano spesso ad Agrigento a scuola di danza o a trovare i cugini, e io dicevo che ad Agrigento andavo solo una volta ogni due mesi, a comprare stronzate per la casa alla Standa e le caramelle per papà alla Torrefazione. Perchè non avevo cugini da andare a trovare, scuole di danza in cui danzare e non c'era motivo di andare spesso ad Agrigento, era bello a Favara, con le mie nonne favarofone, e gli zii una traversa dopo, e i panini prosciutto e provolina della bottega in via Olanda. A Favara c'era tutto, e lo pensavo allora - negli anni novanta - che la cosa più innovativa che avevamo era una sala giochi di 100 mq, figuriamoci ora.

A Licata non c'ero stata mai, e quando sono stata invitata al FISH&CO. ho provato il senso di riscatto uguale a quando papà aveva voglia di regalare la tredicesima alla mamma per candele e piatti centro tavola decorati a mano, e finalmente si usciva da Favara. Domenica ho abbandonato il nido per un pomeriggio e mi sono diretta alla scoperta di un paese fratello. Il FISH&CO. è un festival di street food ('u mangiari di strada) organizzato dagli abitanti di Licata, in particolare i membri di Yes News. Ho conosciuto una di loro durante il primo raduno di Urban Farmer a Favara, Manila Persoglia, ed un mese dopo circa sono corsa a quest'evento che, devo ammettere, è riuscitissimo.

Cosa ho fatto al FISH&CO.?

In primis, ho mangiato (e te pareva) e poi ho lavorato con i ragazzi di Ginger People&Food e Salmoriglio perchè, come avrete notato dalla mia pagina Facebook (Semilascinonvale Blog) mi diverto a raccontarvi i loro piatti e le avventure dentro le loro cucine. Lo so, lo so, molti di voi mi dicono che la salivazione è eccessiva ad ogni foto, ma se non vi facessi venire l'acquolina, che ci starei a fare? I primi hanno proposto dei Nem di ripieni di verdure, tipico piatto della cucina africana, i secondi le siculissime sarde alla beccafico, entrambi nel coppo di carta arrotolato, icona del mangiare veloce e di strada, possibilmente fritto.
Moltissimi gli stand presenti, e decine di diverse proposte culinarie, tutto rigorosamente immerso nell'olio bollente e dorato ad arte: pizza fritta, polpettine, fish and chips (con la paranza e la triglia, mica americanate), paninetti col tonno e le acciughe, fiumi di birra e perfino un corner Aperol Spritz. Una goduria bella e buona, servita sul piatto bellissimo di una piazza siciliana al tramonto, con la luna piena sempre più grande e chiara col passare delle ore, e centinaia di persone che s'affollavano davanti alle baracche profumate dei vari chef e cucinieri di gran talento.

Le sarde alla beccafico di Salmoriglio sono letteralmente volate via nell'arco di un'ora. L'impasto con pecorino, pomodoro, uva passa e pinoli, è stato particolarmente gradito dai visitatori del FISH&CO. che riempivano lo stesso coppo in cui erano state loro servite, più e più volte. Lo stesso valga per i deliziosi involtini ripieni di verdure miste e speziate, di Ginger People & Food. Un vero successo!
L'intera convention ha trasformato un borgo, un angolo di provincia molto simile a quello in cui vivo, in un centro affollato - ma ben organizzato - e allegro, vivo, oltre che, naturalmente, profumatissimo. Gli odori del FISH&CO. sono quelli che solo un siciliano sa riconoscere: la passione per il cibo, il sudore, il sacrificio e il coraggio di provarci ancora.

Mi complimento ancora una volta con Manila e tutto lo staff di YES NEWS, senza dimenticare il mio amico dj instancabile Alessio Millevoi. Mi candido ad aiutarvi il prossimo anno per la terza edizione, pagamento in calamari fritti. Grazie.





lunedì 21 settembre 2015

Al mio amico, il signor G.

Sarei dovuta ripartire oggi a riempire questa pagina bianca con qualcosa di nuovo, una bella notizia, un sorriso. Purtroppo non è così. E' un giorno triste, ma forse triste è poco. E' un giorno doloroso.
Così, per renderlo vagamente più sopportabile, scrivo. Scriverò di te, per averti con me ancora.

Quando un amico va via, dove non posso più riprenderlo, mi assillo per giorni, settimane, mesi che diventano anni, cercando di capire perchè il Capo - così mi capita di chiamare Dio, perchè lui comanda - abbia scelto proprio lui. E negli ultimi anni l'ho fatto spesso, chiedendogli in allegato la pazienza e la serenità per sopportare che la morte fa parte della vita stessa e, in fondo, chi se ne va, resta sempre con noi. Nei nostri cuori, come recita la formula più abusata del mondo.
Non è così. E' un assunto che, credo a causa dei miei pochi ventisei anni, non ho ancora maturato.
I miei amici andati via, è fuor d'ogni dubbio che nel mio cuore rimangano, ma io non posso far pace col pensiero di essere convinta di vederli in una macchina ferma al semaforo, agli scaffali di un supermercato, per strada, in un bar, e dovermi dire: no, ti sei sbagliata, non può essere lui. E' solo uno che gli somiglia. L'idea di non poter cercare il loro numero di cellulare sulla rubrica del telefono, e inviare loro un ciao, come stai? E' da tempo che non ti vedo. Di dover rinunciare alla loro presenza per sempre.
Niente.

La prima volta che ho visto Gabriele, la prima volta che gli ho parlato in realtà, eravamo alla Farm. Una notte di Capodanno, di festa, di brindisi e per noi anche di lavoro. Un lavoro divertente che faceva con eleganza, educazione, rispetto e quel sorriso, così forte e bello che lo precedeva, sua anticipazione, suo prolungamento, suo per sempre. Disegnato ad arte, mai spento. Incontrarlo era una profusione d'abbracci, baci, amore mio dobbiamo vederci più spesso, non sussurrati, urlati di gioia nel vedere l'amico fraterno e la sua fidanzata, cioè io.

Sono venti giorni che corro in lungo e in largo per il web, alla ricerca delle sue parole per me, delle promesse di metter su qualcosa di bello insieme, le nostre mail, gli auguri di compleanno, le parole sempre fedeli, totali, vere. La bellezza di un uomo che non troverà mai simili, paragonabili, su questa terra, che oggi non posso che definire maledetta. E benedetta, ad un tempo solo, per l'opportunità che ho avuto di condividere tempo, amore, idee con Gabriele. Il signor G, che migliaia di volte ho detto, sentito, chiamato, e che meglio di tutto incarna il suo essere infinitamente signore.

Sto fissando da venti minuti la serie di cifre collegata al suo nome, pensando di pigiare il tasto verde tondo. Finisco nel thread di messaggi. Non mi perdono i caffè non presi, gli incontri rinviati, per questa fretta di meschina che abbiamo di fare, produrre, lavorare, chiuderci nel nostro guscio di ci vedremo, oggi non posso, come molluschi asociali che preferiscono la sola voce al contatto delle mani e del corpo, degli abbracci. Come vorrei abbracciarti, amico mio. Facciamo dieci, cento, mille interviste, raccontarmi cosa vuoi fare nel futuro, rifammi quel Mojito e parliamo di innovazione, innoviamo, ti prego cambiamo tutto, riportiamo indietro il tempo e abbracciamoci più forte.

Ho sempre pensato che le parole fossero una grande vittoria, una bella terapia, un'efficace chiave per la felicità. Oggi le parole, le mie, mi appaiono come un grande fallimento, perchè hanno il limite di non poter essere usate per riscrivere una storia che non doveva finire così. All'inizio di questo post pensavo che avrei vomitato un chilo di rabbia verso quelle persone che fanno soldi con una paginetta di notizie mediocri, che non mi sento di definire giornalisti. In queste settimane non siete stati neppure capaci di scrivere correttamente il suo nome, di starvene al vostro posto, in religioso rispetto. Avete fatto come fate sempre: avete masturbato il vostro ego coi numeri, credo per smussare i picchi di frustrazione causati dalla mancanza di talento che vi accompagna dalla nascita. Avete incrementato il merchandising dei vostri strafalcioni di dubbio gusto e spessore, con una vita che c'era e non c'era, e che avete ridotto ad un click, ad un titolo, ad una frase banale, un luogo comune. Ma il mio amico non c'è più, e di occuparmi di voi adesso non ho le energie e neppure la voglia, ma qualcuno di voi sa bene come sono fatta, prima o poi non vi manderò a dire nulla, vi dirò ciò che meritate e che Gabriele, da signore qual era ed è, mi direbbe di non dire.

Buon viaggio fratello mio, ti amiamo e da oggi lavoreremo più forte anche per te. Sei la meraviglia.

sabato 5 settembre 2015

I giovedì coi cous cous di Mareme - Ginger goes to San Vito

Bene, oggi è sabato e vi racconto la seconda settimana di attesa del Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo. Come vi avevo raccontato, Mareme Cisse, la super cuoca di Ginger People&Food parteciperà alla celebre competizione culinaria, rappresentando il Senegal, sua patria natìa.

Cos'è il Cous Cous Fest?Il Cous Cous Fest è il Festival Internazionale dell’Integrazione Culturale, un importante appuntamento che si rinnova da diciotto anni. Una festa di sapori e civiltà che celebra il cous cous come piatto della pace, comune a tantissime culture, capace di fare incontrare a San Vito Lo Capo, nella Sicilia nord occidentale, dieci paesi diversi all’insegna dell’integrazione e dello scambio. A partire dal 24 settembre, avrà inizio il  Cous Cous World Championship, che decreterà l'eccellenza nella produzione di uno dei piatti più esportati e rivisitati del mondo.

A Favara, si ha l'opportunità di assaggiare in anteprima i piatti a base di cous cous che Mareme presenterà al campionato mondiale di San Vito Lo Capo, ogni giovedì da Ginger People&Food, profumatissima perla di cucina africana incastonata all'interno del celebre Farm Cultural Park.
Lo staff di cuochi di Ginger, ogni giovedì propone un menù nuovo, composto da antipasto, piatto principale di cous cous, dessert e bevande. Le cene prevedono un massimo di 25 persone e solamente su prenotazione, la quale può effettuarsi chiamando il numero 380 6434607.

I menù di cous cous del giovedì possono degustarsi nella rilassante terrazza della Cooperativa Sociale Al Kharub, con un piacevole musica in diffusione e illuminazione calda e familiare. Per saperne di più e prenotare il vostro posto, basta seguire la pagina Facebook di Ginger People&Food e l'immancabile profilo Instagram @ginger_favara.

venerdì 4 settembre 2015

#focuson Calogero Castellana, un favarese al TrendVision Wella

Calogero è il mio parrucchiere, anzi  il mio hair-stylist,
L'ho conosciuto un po' d'anni fa. Lavoravo per una tv locale e decisi di fargli un'intervista su una mostra d'arte che ospitava dentro il suo salone. Il giorno dopo mi tagliò i capelli, e via, amici per sempre.

Calogero Castellana, in arte Cast, è un giovane parrucchiere di Favara che, seguendo le orme della madre Mimì - da cui deriva il nome della loro attività Mimì Hair Fashion - ha impugnato forbici e pennelli a soli quattordici anni. Dopo qualche piega e colore e chiacchierata con lui, mi propose di dargli una mano in salone, con la comunicazione e le tisane drenanti per le signore. Io accettai e ci rimasi per otto mesi, durante i quali sbagliai puntualmente il suo caffè tutte le mattine, cambiai sette volte colore prestando la mia (ex) lunga chioma alle nuove tecniche, tagliai frangia, arrivai al carrè, al biondo sfumato, e poi ricoprii tutto con una sola tonalità di castano scuro. Adesso scomparsa pure quella.

Ogni mattina, si andava a prendere i cornetti o i biscotti mandorla e pistacchio di Oreste e si faceva colazione tutti insieme nello stanzino pieno di creme e tubetti di colori e maschere ristrutturanti. C'era sempre profumo di balsamo alla cheratina e ceretta allo zucchero a velo. Non ho mai visto nessuno lavorare con la stessa passione di Calogero, in questo settore. Molte volte lo trovavo la sera tardi ancora in salone, da solo, con  le luci accese alle dieci di sera. Con la porta d'ingresso aperta e qualche disco electro o techno in diffusione (questa musica lo concentra, dice). Allora, senza neanche bussare, entravo e lo trovavo in compagnia di due o tre testine di donna, castane o bionde, ma tutte rigorosamente coi capelli lunghi, pronte per essere intrecciate, stirate, annodate o munite di extension. Mi preparo per il TrendVision, entra e siediti che ti faccio vedere. Così ci facevamo un paio di birre e parlavamo dei suoi colleghi, delle clienti, dei miei esami e dei suoi progetti per il futuro.

Ricordami che devo chiamare Rocco! Ricordami che devo chiamare Greta! Ricordami che devo inviare tutto entro oggi!,
era questo il mantra di tutte le mattine, nei mesi precedenti alle ultime selezioni del TrendVision, celebre competizione ideata dalla big Wella che premia talenti dell'hairstyling da tutto il mondo. e che ha visto la Sicilia trionfare nel 2013 con Giorgio Parrivecchio, giovane promessa palermitana che ha portato il salone GP PARRUCCHIERI ad essere un punto di riferimento dell'innovazione e dell'imprenditoria giovane isolana.
Calogero si è più volte piazzato fra i finalisti della competizione, e negli anni questo ha segnato una crescita professionale ed emozionale non indifferente. L'ho visto affinare le sue tecniche e trovare il punto di congiunzione che ogni creativo dovrebbe avere: l'anello che unisce l'idea alla forma, l'immaginazione alla creazione materiale, che sia una scultura o un'acconciatura. Il risultato artistico è lo stesso. Quest'anno è di nuovo in corsa per l'ambito primo posto dello showcase dell'hairdressing più rilevante nel panorama internazionale, e anche stavolta sono certa che la sua determinazione lo porterà ad ottenere un ottimo risultato, spero il migliore, il più alto.
Sin dagli inizi della mia carriera lavorativa ho avuto sempre una gran voglia di confrontarmi, di viaggiare e conoscere gente nuova cercando di condividere il più possibile le mie esperienze e metterle in discussione; ho sempre cercato di rivoluzionare il mio concetto di lavoro, attraverso l'approfondimento anche di altri lavori, cercando nuovi stimoli, nuovi risultati. Sono sempre stato affascinato dalla competizione... Vedere questa carica tra i vari concorrenti, tutti impegnati nel proprio lavoro, cercando di perfezionarsi sempre di più affinché ci si guadagni la posizione migliore... Tutto ciò mi fa impazzire! Oggi ho anch'io la fortuna di poter essere uno di loro... Un concorrente del TRENDVISION! (Calogero Castellana)






venerdì 28 agosto 2015

Trova le cose che ti fanno stare bene. Falle tutte.

Tre anni fa, vivevo nell'ultima casa in affitto a Catania, in via San Giuseppe al Duomo.
Era un appartamento all'ultimo piano, con due stanze grandissime e tutto il resto molto piccolo. Lo condividevo con Sara, la mia amica, la mia collega di Lettere. Per lei preparavo svariate torte di compleanno e feste senza ragione; nessuna mai è venuta buona, ma lei le mangiava lo stesso, per non farmi restare male. Una vera amica, Sara.

Quell'anno era lo stesso in cui molte cose cambiavano, ed era anche l'anno di Teoria della Letteratura, esame spauracchio storico per me e i miei colleghi. Lavoravo in radio, mi piaceva dire così, adesso so cosa vuol dire lavorare e non ci somiglia ppe niende. 
Dormivo poco e male, quell'anno. A causa di un amore inesistente (so adesso) che m'era sembrato infinito e dolorosissimo. Il classico amore straziante dei vent'anni che ti pare non finirà mai, fin quando non conosci quello vero. Non lo era per davvero ma, si sa, ingigantisco le cose, sono esagerata, io.
Dormivo poco e male, soprattutto perchè era da poco passata l'operazione.

Lo asportiamo, non farà nulla, vedrà.
Così mi ha detto il professore, guardandomi sereno. Puntava lo sguardo verso di me e poi buttava un occhio al suo Mac, dove scorrevamo le immagini digitali della mia ultima risonanza. La clinica dove mi accoglieva era pulita, elegante e al bar un caffè costava 2 euro. Ricordo solo questo. E i divani di pelle nera alla Hall, Mi sentivo tanto figa, perchè mi stavano curando a Roma, la Capitale, in un posto dove portavano i calciatori e la gente dello spettacolo. Ero una privilegiata. Alloggiavo in un hotel che faceva ad angolo con la clinica: il primo quattro stelle della mia vita, con la colazione a buffet, internazionale, e un barman che faceva la schiuma al cappuccino perfetta.
Non avevo ancora assaggiato quello di Gabriele.
Il mio primo viaggio sola con papà. Durante i nostri giorni liberi senza controlli mi portava in giro per Roma e ci dividevamo i supplì e la pizza fritta. Mi portava a tutte le mostre d'arte e faceva lunga file d'attesa con me, solo per regalarmi l'emozione di vedere i miei dipinti preferiti, dal vivo. E poi c'era il pit stop obbligatorio da Pompi, per il tiramisù alle fragole.
Questi viaggi non fanno così schifo, pensavo ogni volta, sull'aereo di ritorno.

Quando ho scoperto di avere il tumore avevo ventuno anni. Vivevo nella mia penultima casa di Catania, in via Manzoni. Dividevo casa con la mia migliore amica, Azzurra. Era un bilocale vecchissimo e pagavamo centosettantacinque euro al mese di affitto, a testa. Mai soldi furono spesi peggio per una casa, ch'era orribile, all'ultimo piano di un vecchio palazzone; quando chiamavano il ragazzo che ci portava fin su l'acqua, ci malediceva ogni volta. O mandava messaggi d'amore, a seconda del nostro outfit del giorno. Sotto esami ci malediceva sempre. Eppure è rimasta la casa più felice della mia vita universitaria, perchè tra Azzurra e me c'era - c'è - amore vero. Quello che sa rallentare e sa ripartire più forte di prima, più volte.
Sotto esami bevevamo tanto, troppo caffè. Ed una sera, che stavo preparando Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea, mi acchiappò un attacco di gastrite potente, troppo potente, tanto che alle quattro di notte ci toccò andare al Pronto Soccorso. Chiamammo un taxi e ci facemmo lasciare davanti quello del Garibaldi, dove mi fecero un paio d'analisi e una flebo per far passare il mal di pancia. Ci tennero tutta la notte in uno stanzino con sei o sette anziani quasi moribondi, sulle poltrone. Azzurra stava seduta accanto a me, e non si spostava nonostante il suo terrore per gli aghi che le faceva girare la testa, fino a quando, intorno alle cinque l'infermiera mi disse che il dottore di turno voleva parlarmi. C'era nell'aria un'insopportabile puzza di piscio che pizzicava il naso e la gola.

Abbiamo ricevuto i risultati del suo prelievo signorina, ma lo sa che non è normale? Ha dei problemi di salute?
No, dottore. A parte una gastritella da stress universitario come tutti, niente. Ogni tanto mi salta il ciclo, ma mi hanno detto che è sempre legato allo stress degli esami...
No no, signorina, dalle sue analisi io credo proprio che lei abbia un adenoma. Sa cos'è una adenoma?


No, non poteva avermi detto quella cosa, quella parola. E in quel modo. Azzurra ed io ci guardammo, con la faccia interrogativa di chi non sapeva cosa volesse dire, ma poteva immaginarlo.
Che stronzo questo dottore, ma è pazzo che ti fa spaventare così, alle cinque del mattino, una ragazza sola e lontana da casa! Ma non gli dare retta, non gli credere!, lei ci aveva provato così a darmi coraggio, quando tornammo a casa nostra, con un altro taxi alle sei, e sfinite crollammo sui nostri letti coi materassi vecchi e le lenzuola nuove. E' sua facoltà più bella, quella di far rientrare tutte le mie preoccupazioni esagerate, e le mie paranoie troppo grandi. Come ieri che le ho chiesto cosa pensasse di un'ex fidanzata, e lei m'ha detto: ma va, ma stai tranquilla, lui ti ama.
E io allora sono stata tranquilla. Lui mi ama.

Il dottore stronzo però aveva ragione. Una ragione che occupava dieci millimetri dentro la mia testa e si appoggiava sull'ipofisi, mandandomi in pappa everything. Un orologio rotto, una bussola che ha perso il Nord, un calendario coi fogli al contrario. Questo è l'effetto che quei dieci millimetri regalavano ogni giorno alla mia vita. Una ragione comunque benigna, curabile, di queste cose non si muore Valentì, vai serena.
Vai serena un cazzo.
Avrei voluto rispondere mille volte, ma non l'ho fatto mai. Tranne che con mia madre. A mia madre ho detto tutte le parolacce più brutte, quelle che avrei voluto dire al mio tumore, eppure le dicevo a lei, che era l'ultima persona al mondo a meritarle. Lei, che mi tenne la mano, fino all'ingresso della sala operatoria. Non una lacrima - chè mi sarei aspettata da lei un Eufrate di lacrime - non un segnale di preoccupazione, di paura. S'era tenuta tutto, per scoppiare poi subito dopo, quando le porte si chiusero e la sala mi risucchiò, attorniata da una nuvola di camici verdi. Che forte la mia mamma.

Quando riaprii gli occhi, ci vedevo. Ed era già un bel traguardo, date le previsioni che mi erano state sciorinate la sera prima, prima di farmi firmare il consenso per entrare nel mio cervello. E parlavo, ed era il top. Chiesi a mia madre di farmi il numero di Azzurra sul cellulare.
Sto bene, ce l'ho fatta!, le dissi col filo di voce più urlato di sempre. Era la mia amica, dovevo avvertirla subito che ci vedevo e parlavo e saremmo tornate presto a spaccarci di birra scarsa nella nostra casetta di Catania. Per qualche mese il cibo restò plastica per me. Nessun sapore, nessun odore. Lo spezzatino era PET, la pasta al sugo invece policarbonato. Nada de nada.
Per questo adesso, mi dà anche una certa soddisfazione fare anche la food blogger e mangiare tanto e bene, in giro per la Sicilia.

Insomma, un pomeriggio in radio, un anno dopo, mi ritrovai questa psicologa, psicosessuologa, che mi disse: ma vieni a trovarmi, parliamo un po', dimmi perchè non riesci a dormire. Per il  primo appuntamento le scrissi un messaggio su Whatsapp. Mi vergognavo a sentirla per telefono, era una piccola ammissione di debolezza, aver bisogno d'aiuto da parte di qualcuno. Ci vedemmo in tutto un paio di volte nel suo studio, e i miei incubi nei quali mi trapanavano il cervello da tutti i lati finirono presto nel cesso, insieme alle perdite di tempo inutili. M'insegnò a tenere un diario, o un promemoria a mente, che non ho mai smesso di usare da quel periodo in poi:
oggi cosa voglio fare per me e per la mia felicità?
Negli anni la risposta si è alternata. Sport, parrucchiere, una giornata di solitudine, fare l'amore, prendere un caffè con un'amica, dormire, dormire abbracciata a Gabriele, e così via. Un ritaglio di tempo felice che mi ha salvato da mille brutte giornate, che sommandosi avrebbero fatto un cataclisma. Il metodo funziona e non fallisce mai: sono molto felice.
Ecco perchè adesso, proprio mentre chiudo questo racconto che non ha per niente messo a frutto il consiglio di molti di voi - la sintesi - metterò su le cuffie e ballerò Kanye West, da sola, nella mia stanza, per due ore. Sì, come una pazza. Perchè mi diverte e perchè, insieme a tanta altra roba, mi permette di usare quella formula che tiro fuori ogni volta che mi qualcuno mi chiede: Ehi Vale, come stai?

Alla grande!


P.s. ho trovato il coraggio e la voglia di raccontare la mia esperienza solo grazie a Selene Maggistro. E' un modo per dire che sono con lei, come tante altre donne. FORZA BAMBOLA!

mercoledì 26 agosto 2015

Il Polline dell'amore e l'iTunes dell'arte: storie di passione 2.0

In questi giorni riflettevo sulle storie d'amore tra persone che collaborano e condividono uno stesso progetto professionale, seguendo un post che Andrea ha dedicato a molte delle persone che, lavorando insieme, hanno portato qualcosa di bello e importante alla Farm.
Immagino la vita di due innamorati che fanno lavori completamente diversi, e poi la sera si ritrovano a bere una birra e cercare di salvare il loro pezzo di mondo con qualcosa, che sia la musica, l'arte o la scrittura.

Sono cresciuta con l'ideale cinematografico, stereotipato anche nel quotidiano, che quando una coppia fa lo stesso lavoro o comunque lavora nello stesso posto tutti i giorni, a lungo andare, non si sopporta più, non ha più niente da dirsi, il dialogo muore e via giù pesante con una serie di clichè troppo fuori moda. Non mi hanno mai convinto del tutto con la teoria che l'amore si logora così, con questa facilità, solo perchè si investe del tempo insieme a cercare di mettere su qualcosa di buono. Al contrario, ho sempre creduto che questo tipo di condivisione rafforzi un amore, e se finisce davvero, ci sarà qualche altra ragione alla base. Tipo che è finito e basta.


Perchè vi dico questo? Perchè mi sarebbe impossibile parlare di Amalia e Fabrizio e di Polline, se non ve li servissi prima incorniciati da quest'aura luminosissima di complicità e ironia, che li caratterizza. Li ho conosciuti precisamente due anni fa, durante il Canciamula day, un raduno di tutti i giovani maker e creativi dalla Sicilia, messo su in un paio di settimane in collaborazione con gli amici del WCAP Catania. Eravamo tutti nel giardino, a mangiare cous cous a pranzo. Era settembre e faceva ancora un gran caldo. Questi due ragazzi se ne stavano in disparte ad ascoltare serissimi, fin quando non arrivò il loro momento: i due ragazzi di San Cataldo e Caltanissetta che si raccontavano per la prima volta alla Farm. Non l'hanno mai lasciata. Hanno perfino preso a casa a Favara, e quando si sono trasferiti, il primo giorno, avevano dimenticato di portare con loro le pentole. Ecco perchè, per mia madre, sono rimasti i miei amici delle pentole.  Tipo Giorgio Mastrota e Patrizia Rossetti su Canale 5 un momento prima di Barbara d'Urso, loro.


Un anno dopo mi parlarono di due progetti: Limitless e Polline. Il primo fu messo in atto in pochi mesi: installarono un video telefono in uno spazio di Farm, in maniera tale che tutti, da ogni parte del mondo potessero telefonare a quel telefono e sentirsi raccontare dal passante di turno cosa stesse avvenendo a Favara, ai Sette Cortili, in quel preciso momento. Quando ho chiesto loro: ma come v'è venuta st'idea? M'hanno risposto: l'idea sarebbe quella di portare tutto il mondo dentro Farm, ma adesso è più semplice portare Farm fuori, in tutto il mondo. Senza limiti, per l'appunto.

Il secondo ha richiesto un anno circa per essere presentato in anteprima, dieci giorni fa circa.
Sì, questi due non si stancano mai.


Barbara Cammarata
Polline è una galleria online d’arte contemporanea, dedicata e pensata per gli artisti emergenti delle new media art. Attraverso Polline l’artista può vendere la sua opera digitale in tutto il mondo con estrema facilità e velocità rendendo il collezionismo più accessibile. Il progetto sarà lanciato ufficialmente ad ottobre prossimo.Attraverso l’utilizzo di adeguati sistemi informatici puntiamo a trovare la soluzione più veloce e più facile per poter trasferire un’opera d’arte sotto forma  di file da una parte ad un altra o da un soggetto ad un altro mantenendo integri tutti i diritti che appartengono al legittimo proprietario. Polline vuole dimostrare che non è essenziale materializzare l’opera digitale per diffonderla in maniera unica, ma è sufficiente certificare il file stesso, con sistemi di protezione e riconoscimento del dato, ed attribuirne la proprietà ai collezionisti. 
Per sensibilizzare a tale nuova forma di trasmissione della cultura artistica, Polline intende realizzare un canale dedicato all’arte digitale consultabile da tutti, studenti, appassionati o semplici curiosi, il quale conterrà testi, documentazione video, interviste, articoli, pubblicazioni, link, monografie interamente dedicate agli artisti.Sostenere ed incoraggiare l’innovazione socio-culturale, cercando di migliorare alcuni sistemi legati alla fruizione delle opere d’arte è l’obiettivo di Polline. 
 Il team che lo sta realizzando è composto da: Fabrizio Lipani  project manager, Amalia Iavazzo content strategist, Gero Palermo Ict security engineer, Paolo Amico art advisor e Barbara Cammarata art director. Quest'ultima ha, fra l'altro, attualmente una sua esposizione artistica nella Galleria di Farm che vi consiglio assolutamente di vedere e di cui vi parlerò largamente (e quando mai, lo so) in questo spazio. La casa di Polline dove tutto si svilupperà giorno per giorno è lo spazio coworking Holy Cow dentro Farm, nel quale oggi mi sono inserita con Semilascinonvale, perchè avevo
Fabrizio Lipani e Amalia Iavazzo
bisogno di vivere queste cose - e tanto altro -  dall'interno e raccontarvele.
Farm Cultural Park, centro culturale di nuova generazione,  scommetterà per primo su Polline pubblicando una propria selezione di opere d’arte digitale. Il 17 Agosto, Farm ha lanciato la “FARM CALLING ‘015 – call for digital artist”, aperta a tutti gli artisti contemporanei e di ogni nazionalità per tre categorie: fotografia, grafica e manipolazione fotografica, videoarte.



Parte del ricavato della vendita dei file d’arte digitale, sarà devoluto alla costruzione del Children’s Museum: un luogo per il futuro dove i bambini di tutte le età, potranno giocare, imparare e sognare, per coltivare pensiero critico, responsabilità sociale e consapevolezza globale e per aiutarli a rendere il mondo migliore.

Paolo Amico
Gero Palermo


sabato 15 agosto 2015

Perchè Agrigento non si salverà mai (o comunque non adesso)

Lo so, lo so che il titolo suonerà stonato a molti frequentatori di questo blog, sempre pieno di ottimismo. Però sapete, quando uno persegue un obiettivo e alla sua realizzazione si frappongono una serie di ostacoli, è giusto che debba raccontarli, non fare finta di niente. Il mio obiettivo - condiviso con molti altri - è quello di rendere migliore il posto in cui vivo. E questo si sa, è noto. Stop.
Da questo momento mi assumo la responsabilità di tutto quello che sto per dire, e non pensate
che mi manda Raitre perchè, ancora una volta, mi mando da sola e quando lo faccio non è mai un lavoro semplice. Sono amareggiata. Perchè? Perchè vivo qui e non voglio andar via ma state facendo l'impossibile per farmi cambiare idea.
L'altra sera ero a cena con un cugino che vive a Milano e la sua fidanzata di Monza. S'è mangiato buon pesce, bevuto ottimo vino e parlato di arancine, mignolate, cassata, iris e brioche col gelato e lei mi chiedeva come facciamo a non strafogarci tutti i giorni di queste bontà, che lei ne è proprio innamorata e quando tornerà a Milano le sognerà la notte. Dopo cena, abbiamo fatto una passeggiata nel centro di Porto Empedocle - con annesso selfie col Montalbano di Camilleri - ed entrambi si sono commossi leggendo un'insegna di un panificio: panini imbottiti 1 euro. Al punto che l'hanno fotografata, per mostrarla agli amici del nord. Cosa ci facciamo a Milano con un euro?
A dirla tutta, neppure qui ci si fa moltissimo, ma quando si fa un giro fra supermercati e ristoranti e attività varie, il dato che emerge è che in Sicilia il costo della vita è accessibile a tutti, in linea di massima, e questo non è da sottovalutare, perchè certo fa figo parlare del mare, del sole e del vento ma c'è anche la vivibilità economica da tirare in ballo, e quando vai al nord e al bar ti chiedono 50 centesimi per il bicchiere d'acqua che segue il caffè, se sei siciliano, il naso lo storci. Eccome.
Ma passiamo alle tematiche di ordine puramente organizzativo che differenziano questo posto meraviglioso che risponde al nome di Agrigento, dal resto del mondo. Oggi è Ferragosto, e ieri alla spiaggia di San Leone è stato applicato il divieto di campeggio, il divieto di accendere fuochi e il divieto di abbandonare rifiuti. Allora a uno, lì per lì, gli viene da dire: grande! Finalmente!, se non fosse che la misura in questione non ha risolto il problema dei campeggiatori incivili che ogni anno affollano le spiagge, l'ha solo spostato qualche chilometro più in là. Stop. Generando, fra l'altro, la perdita totale dell'entusiasmo generale fra gli abitanti della zona. Ora tu, Sindaco o chi per te, potrai dirmi: ma sono questioni di sicurezza! Dobbiamo fermare l'orda! Evitare quello che accade ogni anno a causa degli incivili! Eccetera eccetera, argomentazioni sulle quali potrei darti ragione se non avessi viaggiato e non avessi preso parte a convention musicali e culturali con numeri ampiamente più alti di un Ferragosto in spiaggia a San Leone. Basta poco per evitare i divieti e concedere alla gente, educandola, di mantenere la tradizione, ovvero: scelta di alcune aree in cui il campeggio è consentito, pagamento di un ticket per poter piazzare la tenda, servizio navetta che conduce la gente su e giù dalle Dune un tot di volte al giorno nel periodo di maggiore affluenza e traffico, controlli della zona costanti durante il pomeriggio e la notte da parte delle forze dell'ordine, bagni chimici e aree di raccolta rifiuti per tenere la spiaggia pulita. Sono le prime cose che mi vengono in mente, così, mentre ti scrivo. Pensa se ci avessimo ragionato su un intero mese.
Non è complicato, non ti costa niente perchè le persone col pagamento del ticket acquistano il servizio, tieni la situazione sotto controllo e siamo tutti felici. Eppure no, non è possibile, perchè è nostra l'arte del nascondere la cosiddetta munnizza sotto il tappeto, distraendo e spostando l'attenzione su misure temporanee considerate manna dal cielo, e facendo i cittadini contenti e garbati per qualche ora. Propaganda. Stando così le cose, le più grandi capitali d'Europa, super pulite e civilizzate, dovrebbero rinunciare agli eventi importanti della loro cultura solo per un branco di animali - che sono ovunque, non solo ad Agrigento - e chiudere baracca, non fare nulla per il pressappochismo che non permette di far bene.
Ma riguardo alla parola pressappochismo apro un altro capitolo.
Si è concluso da qualche giorno il Festival delle Scienze alla Valle dei Templi di Agrigento. Chi l'ha organizzato? Dei folli che pensano che questo posto effettivamente non sia irredimibile e abbia ancora un margine di miglioramento sul quale focalizzare la nostra attenzione. Dei folli che hanno lavorato per mesi, in maniera disinteressata (come fanno sempre quelli che ci credono) e hanno portato ad Agrigento le personalità più importanti del panorama scientifico, tecnologico e - udite, udite - spaziale, al momento in Italia. Saltando le prime giornate, sulle quali anche avrei molto da dire sugli imprevisti perfettamente evitabili, mi fionderei alla serata dell'8 agosto, quarta del Festival. Adesso voi immaginate - chi c'era non ne ha bisogno - l'astrofisico Paolo De Bernardis e la fisica teorica Francesca Vidotto, astri del panorama mondiale ed eccellenti divulgatori costretti a fare dei discorsi bellissimi e appassionanti su spazio e tempo, col sottofondo musicale di Felicità, gloriosa hit degli anni
'80. Ora, io capisco che un bicchiere di vino con un panino non è assolutamente comparabile alla formazione dell'Universo in termini di brivido e passione, e che avendo assodato che quando il sole tornerà e nel sole io verrò da te, dovrei anche capire come arrivarci, da te, dato che la strada è completamente transennata da punta a punta per garantire la sicurezza del signore Al Bano che Tyron Power ce l'abbia in gloria. La situazione è la seguente: un gruppo di persone facente parte di un’associazione non-profit lavora gratis tutto l’anno e decide di portare il meglio dei cervelli Italiani ad Agrigento, cotanti cervelli si accollano di venire gratuitamente solo per il piacere della divulgazione scientifica. A causa del concerto in concessione pubblica nel luogo più bello d’Italia, si decide di chiudere la strada di accesso al Parco. Quindi penalizzando in una Valle di patrimonio pubblico, un evento pubblico (il Festival) di carattere culturale e non-profit per un evento privato (cioè dove si fanno soldi). Non trovate che questa sia una bizzarria? Non si poteva chiudere la strada in un solo senso di marcia per dare pari diritto a tutti e due gli eventi? E invece si decide di chiudere totalmente una strada pubblica e addirittura anche l’ingresso del Parco presso il Tempio di Giunone (Patrimonio Unesco) per Al Bano (che intendiamoci, in questa storia non c’entra nulla). Nessuno si indigna! Un danno monetario per il Festival (non-profit) ma anche d’immagine per la Valle. Vai a spiegarlo al turista, se ci riesci, che abbiamo Al Bano che canta nel Parco e la strada è interrotta e devono prendere (e pagare)  la navetta. Fosse stato John Lennon, magari avrebbero capito.
Alcuni riescono a passare grazie alla bontà di qualche ispettore, altri rinunciano, altri ancora con decine di proteste telefoniche se la prendono con gli organizzatori del Festival impotenti e incapaci di poter far cambiare questa decisione irrazionale.
Sapeva il Parco di questa decisione? Ha comunicato il Parco al tavolo operativo della Questura che era in programma un Festival di cui era organizzatrice anche lei? Cosa non ha funzionato? Perché il comitato organizzativo del Festival non è stato avvisato in tempo e formalmente? Ci possiamo permettere ancora che queste cose accadano in futuro?
Ripetiamo: chiusura di una strada pubblica strategica all’interno del Parco per un evento privato! Una bizzarria indicibile!
Ciò nonostante, tantissimi, pur di  non perdersi l’evento del Festival, si sono fatti qualche chilometro a piedi, altri hanno addirittura pagato il biglietto per la navetta. Ma chi gestisce questa navetta? A chi sono andati i soldi del biglietto navetta? Qualcuno dice a chi ha organizzato il concerto, ma sarebbe troppo paradossale e non vogliamo crederci
Sarebbero bastate misure elementari, più intelligenza, più rispetto per tutti per far fruttare al massimo le opportunità ma soprattutto rispetto per i visitatori del Festival e per il turista che quel giorno volevano vedere e sentire altro che Al Bano.
Che Google venga al Parco è certamente importante (anche se la pensiamo diversamente) ed è certamente una grande promozione per il Parco (anche se pensiamo che non ne abbia bisogno) ma poi non possiamo trattare i turisti come dei pacchi postali in nome di un cantante che si chiama Al Bano o chicchessia in un luogo che è patrimonio dell’UNESCO!
Sono molto stanca ed ha ragione Giulia, la cugina di Monza, a dire che abbiamo tutto e meritiamo niente. Il buon cibo, il vino, la vocazione turistica, la costa, il talento, le idee brillanti e l'ottimismo, altrove sono un mix che genera ricchezza diffusa, mentre dalle nostre parti la ricchezza è reclusa nel perimetro della vostra villa al mare, e il rispetto per chi vuole migliorare questa condizione di coma culturale ed economico, lascia il posto all'assonante rigetto per ogni iniziativa importante, impedendone la continuità e affogando l'interesse in una piscina da venti metri. Gentilmente offerta dai folli come me.

Che si sono rotti i coglioni.



giovedì 13 agosto 2015

#notteconlestelle - Il Festival e la scienza del cuore

Ci sono cose che, prima di essere raccontate, necessitano d'essere digerite.
Come quando le nonne, la domenica a pranzo fanno le lasagne, la caponata, il falsomagro al sugo, le cotolette, e alla fine - intorno alle quattro - si aprono i dolci che ha comprato uno zio a caso, e si finisce una bottiglia da due litri di amaro Averna. Segue inevitabile abbiocco, durante il quale l'unico pensiero è quanto ho mangiato bene e tanto. 

Questa è la sensazione che il Festival delle Scienze ha lasciato in me: come se fossi stata ad un'abbuffata di cose talmente buone e belle, per un'intera settimana, che ho impiegato un paio di giorni per rendermi conto di quanto effettivamente quest'esperienza abbia segnato il mio percorso e, chissà, magari lo segnerà ancora in futuro. Ma facciamo un passo indietro, di un paio di mesi.

Quando ho parlato per la prima volta con Tommaso Parrinello al telefono, mi ha chiesto di cosa mi occupassi e che tipo di contributo potessi dare io al Festival. Ammetto che, quando riattaccai, ebbi subito la sensazione che c'era in gioco qualcosa di molto importante, una grossa opportunità. Allora, andai su Google e cercai Festival delle Scienze, Associazione Notte con le Stelle e Tommaso Parrinello. Trovai una serie infinita di articoli che mi parlavano di lui come grande uomo di scienza e di grande responsabilità. Seguirono altre telefonate organizzative, Tommaso mi parlò di Carlo Rovelli , delle sue Sette brevi lezioni di fisica, e di come avremmo dovuto impostare questo evento.
Non sapevo ciò che mi aspettava e ciò che poi avrei vissuto.

Adesso vorrei raccontarvi ogni singolo momento registrato nella mia mente durante la settimana dal 4 al 10 agosto, ma non posso, per ovvi motivi di spazio. Vi dirò ciò che posso, cioè che ho visto decine e decine di bambini arrivare, anche da fuori Agrigento, coi loro genitori solo per vedere gli esperimenti scientifici e giocare nei vari stand e centinaia di adulti, tutte le sere alle 21, seguire le conferenze di tanti ospiti importanti nel panorama della scienza, della fisica, della filosofia e dell'innovazione. Il pomeriggio, nello stand dell'Agenzia Spaziale Italiana si poteva guardare il modello Philae della missione Rosetta, spiegata per filo e per segno da Maria Rosaria D'Antonio dell'ASI, e da Alessandra Renieri, dottoranda in Matematica all'Università di Camerino. Poi si passava ai favolosi ragazzi del BIS Italia con i loro modellini di rover marziano e le simulazioni sulla terra battuta della Valle dei Templi e il simulatore di allunaggio. Seguiva lo stand dell'Aeronautica Militare Italiana coi suoi membri resi seriosi dalla divisa ma incredibilmente simpatici e, per finire, lo stand di Fosforo con le sue infinite bolle di sapone e i concertini con tubi pieni d'aria. Durante tutta la settimana, i bambini hanno avuto modo di farsi truccare a tema spaziale da una super make up artist, in realtà studentessa di Architettura, Altea Bruzzi, truccatrice per passione. Una squadra di volontari invidiabile si è occupata di accogliervi e verificare costantemente che tutto si stesse svolgendo serenamente, sono stati grandi!

In verità, adesso, dovrei raccontarvi la parte tecnica dell'evento. Eppure mi riesce solo di raccontarvi l'emozione dell'aver ospitato nella nostra casa più antica, i Templi, un'opportunità così grande e forte, un messaggio così importante per i giovani e giovanissimi, e per chi ci governa: la cultura può ancora salvarci. Ho lavorato con persone che hanno incredibilmente a cuore la loro professione, per questo devo assolutamente ringraziare oltre che Tommaso Parrinello, l'ingegnere Salvatore Aglieri Rinella, la giornalista Simona Davoli, Gianluca Randisi che nelle pause dal suo lavoro a Monaco mi ha dato suggerimenti preziosi su Skype, Alessio Nobile che da Amsterdam è tornato per raccontarci la sua esperienza di giovane siciliano che sta vedendo l'innovazione vera in una grande capitale europea, nella quale vive e lavora, Salvo Pluchino che grazie alle sue competenze mi ha regalato la notte di S.Lorenzo più bella di tutta la mia vita, spiegando al pubblico della serata conclusiva del Festival tutte le costellazioni con un potente puntatore laser che ne segnasse la posizione, e tutti quelli che hanno contribuito alla riuscita di questa meravigliosa convention. Si sa, però, che nel fare i ringraziamenti ci si può scordare sempre di qualcuno, per questo mi scuso anticipatamente. Come potrei però dimenticare lui, l'eroe che è stato nello spazio e nel 2017 ci ritornerà? L'astronauta Paolo Nespoli. 

L'idea di poter stringere la mano, scattare un selfie e perfino mangiare allo stesso tavolo di un astronauta è l'ultima che poteva attraversare la mia mente fino a qualche settimana fa, eppure è successa. E tutto questo è per via di ciò che il mio amico Stephen Salmon del BIS di Londra e sua moglie, la critica cinematografica Rita Di Santo, mi hanno spiegato essere il concetto buddhista dell' ICHINEN. 
In un istante, presente con tutto me stesso, decido di vincere, di convogliare l'intero universo che vive in me verso una determinata direzione. Credere profondamente credere, fino al dodicesimo giorno. Non farsi scoraggiare dalle circostanze esterne, nulla può fermare un essere umano che decide di realizzare qualcosa di grande per il bene comune, curare la fiamma del desiderio, non farla spegnere, questa è l'esperienza che voglio fare ora. E' un salto di qualità della condizione della mia vita, fondamentale per me in questo momento, e poiché il potere del Gohonzon è assoluto, io lo voglio sperimentare tutto questo potere.

Ho ancora molti momenti da raccontarvi, e che meritano d'essere presi singolarmente, dare il giusto spazio alle persone e alle cose che in questa settimana ho vissuto. Per il momento, vi lascio con una storia di grande ottimismo e amicizie nate grazie alla scienza, affetti inaspettati e passioni nuove da coltivare. Riesco ad immaginare un futuro diverso per questo territorio. Oggi comincia la strada per il prossimo Festival. Io ci sono.

lunedì 3 agosto 2015

#focuson Marco Gallo: raccontare la vita per immagini e la Sicilia come luogo del cuore


La voglia di farmi una chiacchierata con lui è partita ieri pomeriggio, quando per la prima volta ho cliccato play su questo video.
E' uno spot che racconta e descrive la zona di Realmonte (AG) e della Scala dei Turchi, con tutta la vita che scorre - sopra e sott'acqua - attraversando scogliere e paesaggi, strade sterrate e teatri all'aperto, cibo e zampilli di vino. Natura, natura apertissima e viva, vigile, testimonianza impetuosa di un'isola che respira coi suoi gabbiani, i velieri, le barche e i sorrisi della gente, che pur affaticata, resiste. La pella d'oca non mi ha lasciata mai nel vederlo, anche per la ventesima volta, così ho scritto a Marco Gallo, ideatore e creatore dello spot su Realmonte, chiedendogli di raccontarmi e raccontarsi. Ho scavato un po' nella sua formazione e nei suoi sogni di giovane siciliano. Questo è ciò che ne è venuto fuori.

Raccontami chi è Marco Gallo, dove si forma e come nasce il suo lavoro.

Sono 26 anni che me lo chiedo ed ogni volta viene fuori qualcosa di nuovo. Penso sia anche bello crescere, cambiare e riconoscere i propri cambiamenti, ma le cose che sono rimaste intatte in questo ventennio è che sono Siciliano, strano e con una scatola piena di sogni, progetti e obbiettivi. Nato e cresciuto ad Agrigento, a 18 anni come tutti prendo la valigia e mi trasferisco a Roma, in quel di Cinecittà. Ho studiato per diventare ed essere un regista e negli anni qualche piccola soddisfazione è arrivata. Ma sono state tante anche le sconfitte, ed è per questo che il MIO lavoro viene svolto da 5 anni e non ho minimamente intenzione di smettere, sono quelle che ti fanno crescere veramente.

Quali sono i lavori che hai realizzato e quali ti hanno dato maggiori soddisfazioni?

Negli ultimi anni mi sono specializzato nella realizzazione di videoclip musicali, la maggior parte indipendenti. Mi hanno permesso di continuare a vivere e crescere a Roma e di sperimentare, di raccontare un cinema diverso da quello dei cortometraggi o film. Nell'ultimo mese ho vinto al festival internazionale online "Short of the month" come miglior videoclip (Mad Shepherd - California con Giulia Michelini) dopo aver vinto anche un premio al Roma videoclip 2014 e al Magna Greciae Film Festival e sono finalista con un altro videoclip (Mattia Caroli & I Fiori del Male - Saturday morning) a Parigi e Matera. Ho raggiunto diverse finali nazionali con il mio primo cortometraggio "Il momento giusto", ricevetti un premio al Festival di Venezia con un videoclip e una volta al Golden Graal premiai il premio oscar Paolo Sorrentino in veste di regista emergente ma...sai qual'è la verità? Che un anno fa realizzai un filmato per i miei migliori amici che si sposavano, una di quelle cose che fanno sempre gli amici ai matrimoni...non so cosa combinai o cosa filmai di strano, di solito ai matrimoni piangono in 4-5 persone...ma qui vidi una trentina di persone in lacrime sposi inclusi!! E allora qual è la vera soddisfazione? Ricevere un premio con 2000 persone che ti accompagnano sul palco con un applauso o vedere le lacrime di emozione e gioia di una trentina di persone? Ed ecco che ritorna la scatola dei sogni.......fai in piccolo Oggi quello che vorresti fare in Grande domani. Sogno n.1: se hai fatto ridere o piangere una persona ieri...e oggi sono tre o trenta....sappi che domani potrebbero essere duecento e poi mille e così via...è come un gioco. Trova la soluzione.

Io sono perfettamente d'accordo con te. Del resto, come chiese Pier Paolo Pasolini: Qual è la vera vittoria, quella che fa battere le mani o battere i cuori? 
Ma adesso parliamo del tuo spot su Realmonte: come vivi i luoghi che hai raccontato? Che tipo di attaccamento hai a questo posto?
Discorso complesso...perchè quando racconto una qualsiasi storia, amo raccontarne anche il luogo. Ci sono alcuni posti a Roma che adoro perchè legati ad un ricordo, per esempio l'isola Tiberina, lì realizzai il mio primo videoclip in assoluto..e con chi? Terence Hill. A 20 anni, figo! E potrei dirne tanti altri, ma in assoluto quello che amo più di tutti è il set di un corto che ho relizzato due anni fa, Un viaggio senza te. Il set era Realmonte. E' lì che passo volutamente le mie vacanze, è lì che ho realizzato non solo un corto ma anche uno spot per gioco...e in meno di una settimana ha raggiunto le 800 condivisioni e migliaia di visualizzazioni e decine di messaggi non solo di cittadini e amici ma anche di funzionari del comune e istituzioni. Un anno fa realizzai un video alla Farm di Favara...ed ogni volta che torno lì vedo come cresce, si evolve, cambia, Migliora. Una Sicilia in evoluzione. Questo, purtroppo, non accade  ad Agrigento (pur essendo agrigentino). La seguo, la osservo sempre, è lì che incontro amici e parenti ma...ahimè, non riesco più ad amarla per tanti motivi. Un giorno la racconterò e non vedo l'ora di farlo...ma non oggi. Sul mio sito www.marcogallo.it ci sono molti dei miei lavori, così come le foto che pubblico su Facebook di ogni set...ed ogni luogo ha una sua storia ed io mi innamoro ogni volta che porto a termine qualcosa che avevo pensato anche solo per sbaglio. Il mio lavoro lo amo perchè non è fatto solo di riprese e montaggi...ma di posti, persone e musica. Con quella ci vivo e prima o poi, conto di morirci. Comunque vada e ovunque andrò, sarà divertente.

Ne sono certa, Marco. In conclusione, ti chiedo di lasciarmi un pensiero sul tuo lavoro e la tua vita.   

Carpe diem. Sempre e per sempre.


Chiudo con questo splendido video che ho trovato sul canale Youtube di Marco, nel quale potrete vedere molti suoi lavori. Vi consiglio di dare un'occhiata al suo sito www.marcogallo.it, ricchissimo di contenuti e backstage, e al suo profilo LinkedIn. Gli auguro un enorme in bocca al lupo e lo ringrazio per le emozioni che ci ha regalato e ci regalerà con il suo lavoro. 

domenica 2 agosto 2015

#notteconlestelle - La zia Rosetta incontra zia Maria: ed è subito Farm

Oggi è un giorno importante.
Oggi è il 2 agosto 2015 e diamo il via al Festival delle Scienze 2015, alle ore 19 al Farm Cultural Park di Favara. Il discorso di apertura sarà tenuto ai Sette Cortili dai rappresentanti dell'Agenzia Spaziale Italiana, venuti in Sicilia proprio in occasione del Festival organizzato dall'associazione Notte con le Stelle. Alla Farm sarà possibile vedere, da oggi fino al 9 agosto, la mostra su Rosetta.


Per parlarvi della mostra utilizzerò le parole di Andrea Bartoli, fondatore di Farm: 

La Zia Rosetta incontra la zia Maria, la zia Rosa , la zia Antonia e la comunità di Farm.
A parte gli scherzi siamo veramente onorati per questa prestigiosa collaborazione con il Festival delle Scienze e l'Agenzia Spaziale Italiana.
Sogno una stella che faccia diventare l'Italia un paese al quale volere bene e non del quale vergognarsi o avere paura.

Ha espresso, dunque, anche il suo sogno per la notte di San Lorenzo - comunemente nota come quella delle stelle cadenti -  motivo per il quale abbiamo deciso di raccogliere tutti i vostri sogni e i desideri e di consegnarli alle stelle durante la serata conclusiva del Festival delle Scienze, che si svolgerà proprio il 10 agosto, a partire dalle 21 al Tempio di Giunone. I sogni più belli saranno letti da un'attrice, una donna giovane e dall'anima gentile, Graziana Lo Brutto, già attiva presso lo Stabile di Catania e autrice di pièce teatrali brillanti.
Intanto, oggi, con la spiegazione della mostra su Rosetta, inauguriamo l'edizione 2015 di un Festival che non è solo scienza, ma anche filosofia, storia e letteratura.
La mostra dedicata a Rosetta è un percorso espositivo di 25 pannelli e modelli (Philae, Rosetta e GIADA) che racconta la straordinaria missione e approfondisce in particolare gli strumenti di tecnologia italiana quali OSIRIS, VIRTIS e GIADA. Attraverso i pannelli viene descritto il lungo viaggio di Rosetta  verso la cometa iniziato nel 2004, ma ideato almeno 10 anni prima, con l'obiettivo di riuscire a decifrare i misteri delle comete e della formazione del Sistema Solare, proprio come la Stele di Rosetta ci ha permesso di fare con i geroglifici.
I pannelli mostrano il lungo viaggio necessario per raggiungere ed entrare in orbita alla cometa 67P Churyumov-Gerasimenko, sfruttando 3 fionde gravitazionali della Terra ed una di Marte ed osservando i due asteroidi Steins e Lutetia.
Oltre ai pannelli dedicati alla missione Rosetta sono presenti anche pannelli raffiguranti le comete più importanti sia dal punto di vista storico, come la Halley grazie alla quale è stato possibile verificare la gravitazione di Newton, sia per quanto riguarda il loro impatto emotivo e visivo verso il grande pubblico, come la Hale-Bopp e la McNaught.
Su Rosetta sono presenti tre importanti strumenti italiani: OSIRIS,  ovvero l'occhio di Rosetta essendo la camera che acquisisce le immagini nel visibile permettendoci così di analizzare in dettaglio la cometa,  VIRTIS che riesce a catturare immagini anche a lunghezze d'onda non percepite dall'occhio umano, come nel caso dell'infrarosso, fondamentali per comprendere le caratteristiche del nucleo e della chioma della cometa e GIADA che è invece uno strumento dedicato alla raccolta di particelle di polvere presenti nella chioma, delle quali riesce a misurare dimensioni, velocità e momento così da fornire importanti informazioni riguardanti la scia rilasciata dalla cometa.
 La mostra dedicata a Rosetta è un percorso espositivo di 25 pannelli e modelli (Philae, Rosetta e GIADA) che racconta la straordinaria missione e approfondisce in particolare gli strumenti di tecnologia italiana quali OSIRIS, VIRTIS e GIADA. Attraverso i pannelli viene descritto il lungo viaggio di Rosetta  verso la cometa iniziato nel 2004, ma ideato almeno 10 anni prima, con l'obiettivo di riuscire a decifrare i misteri delle comete e della formazione del Sistema Solare, proprio come la Stele di Rosetta ci ha permesso di fare con i geroglifici.
I pannelli mostrano il lungo viaggio necessario per raggiungere ed entrare in orbita alla cometa 67P Churyumov-Gerasimenko, sfruttando 3 fionde gravitazionali della Terra ed una di Marte ed osservando i due asteroidi Steins e Lutetia.
Oltre ai pannelli dedicati alla missione Rosetta sono presenti anche pannelli raffiguranti le comete più importanti sia dal punto di vista storico, come la Halley grazie alla quale è stato possibile verificare la gravitazione di Newton, sia per quanto riguarda il loro impatto emotivo e visivo verso il grande pubblico, come la Hale-Bopp e la McNaught.
Su Rosetta sono presenti tre importanti strumenti italiani: OSIRIS,  ovvero l'occhio di Rosetta essendo la camera che acquisisce le immagini nel visibile permettendoci così di analizzare in dettaglio la cometa,  VIRTIS che riesce a catturare immagini anche a lunghezze d'onda non percepite dall'occhio umano, come nel caso dell'infrarosso, fondamentali per comprendere le caratteristiche del nucleo e della chioma della cometa e GIADA che è invece uno strumento dedicato alla raccolta di particelle di polvere presenti nella chioma, delle quali riesce a misurare dimensioni, velocità e momento così da fornire importanti informazioni riguardanti la scia rilasciata dalla cometa.

venerdì 31 luglio 2015

Braccia rubate alla telefonia: piccole storie di commesse tristi

Ieri mi trovavo in un noto negozio di make-up in franchising.
Entro, prendo il mio bel sacchettino di plastica e lo riempio di rossetti e matite e mascara di ogni forma e misura, col fare compulsivo che solo una donna nervosa, in un negozio della categoria, conosce. Gabriele ad ogni mia richiesta di consiglio sulla nuance più adatta alla mia abbronzatura, annuiva, sì questo è bellissimo, sì amo questo è fantastico, con la giustificata espressione dell'uomo che non fa uso di blush (prima era ovvio, adesso no) . Fra l'altro è interessante sottolineare come io sia venuta a conoscenza del termine blush solo da quando esiste il canale Youtube di Clio, prima era fard, ed era solo rossiccio sul tono della salsa barbecue, piazzato sulle guance con segni diagonali a farmi sembrare Grande Capo Toro Seduto. Poi è arrivata Clio a spiegarci che il rosa, per chi ha la pelle chiara, è 'nu babbà, e va sfumato, sfumato, sfumato.
Comunque, l'unica commessa presente in negozio, parlava al telefono. E aveva un orribile mascara blu elettrico sulle palpebre, fortissimo e uniforme che pareva un adesivo. Lei alla cassa e fila interminabile, fino alle porte del negozio.
- Eh, sì, perchè comunque ti stavo dicendo... [bla bla bla]
Gente che sbuffa ed è uno.
- ...no, ma vedi perchè lui è così, ogni volta gli dico una cosa e lui... [bla bla bla]
Gente che sbuffa ed è due.
Nel frattempo comunque continua a fare scontrini e a dare resti, non so con quale tipo di agilità mentale dato che io, il massimo che riesco a fare quando parlo al telefono è grattarmi il culo.
- Ecco a lei signora, un euro e trenta, arrivederci! ...ehi, si ci sono...ma poi ieri ci sono andata sai e sai che ha fatto... [bla bla bla]
Gente che sbuffa ed è tre.
Arriva il nostro turno di pagare, venti minuti dopo. La fisso in attesa di un suo cenno che mi confermasse che potevo porgerle i miei acquisti. Io la guardo, lei mi guarda, Gabriele ci guarda, nessuno fa niente, lei ancora con la cornetta in mano [bla bla bla], fin quando interrompo la conversazione e dico: scusa posso pagare?
Cadendo dal pero della sua cabina SIP, annuisce e inizio a darle, uno per uno, i trucchi che avevo scelto. Non finisco neppure di darle le ultime due matite per gli occhi, che lei batte lo scontrino e mi dice: ventigingue e ottandaaa! 
Scusa ma io avrei anche queste. Non mi sente.
Scusa...ho anche queste! Non mi sente. Cornetta all'orecchio. Amica all'altro capo. Lamento non meglio definito su uomo codardo. Fila di nuovo grassa. Due matite nel sacchetto, che avrei - a questo punto - tranquillamente potuto portar via insieme al resto della roba, se solo il mio periodo cleptomane adolescenziale del brivido da rossetto in borsa aggratìs, non si fosse per l'appunto concluso insieme all'adolescenza.
SENTI, SCUSA, SE MI FAI PAGARE ANCHE QUESTE TI RINGRAZIO!, scoppio, com'era prevedibile, al decimo sguardo assente della signorina.
S'indispettisce. Credo perchè alzando la voce, ho sovrastato il momento in cui raccontava che lui s'è comportato di merda e lei ha fatto questo e poi lui quello. Per l'incredibilità della scena, Gabriele ed io ci guardiamo e scoppiamo in una risata che anche meno, le ridiamo in faccia - pure - tanto lei comunque non ci sta cacando di striscio. Quando finalmente pago mi dice se voglio aggiungere un euro e avere in regalo una borsa per il mare verde fluo trasparente o blu elettrico come il suo ombretto. Le avrei detto volentieri: ok, l'euro te lo lascio. Un po' lo usi per la dignità e un po' per pagare 'sta telefonata che appena ti sgamano i tabulati, ti mandano in Brasile a raccogliere caschi di banane col culo, tesò.

Dite che non c'è lavoro? Dite che i giovani farebbero di tutto, col massimo della serietà? Io dico che di gente irrispettosa che non si merita di stare dov'è, ce n'è a bizzeffe, magari  a prendere il posto di chi veramente lo meriterebbe, e le paturnie di una scopata andata male, le terrebbe fuori dal suo posto di lavoro - sia esso un negozio di make-up o una boutique di dildo colorati in un seminterrato di periferia - chè è già un privilegio avercelo, il lavoro. Pure il dildo colorato, volendo. Comunque, un pensiero m'ha attraversato da orecchio ad orecchio, per tutta la sera ed è ciò che avrei voluto dirle con tutto il mio cuore, una volta preso lo scontrino e il mio pacchetto di minchiate;
Ciao bellissima, se ti sfanculano, prova il call center. Almeno.

giovedì 30 luglio 2015

#gingerpeopleandfood - Il primo Ginger Fest a Favara, cibo etnico e profumi dall'Africa

La prima volta che ho mangiato cibo africano è stato l'anno scorso.
Eravamo nel giardino di Farm (oggi Riad) e Carmelo mi fece provare il cous cous e il tajine di pollo preparato dai ragazzi di Ginger People and Food. Da quel momento è stato amore: un mix di sapori intenso e freschissimo, mi ha spedita di corsa in terra d'Africa, avvolgendomi

una folata di vento caldissimo e immediato.

Questo fu il mio primo incontro con Ginger e la sua cucina.
Da oggi, vi racconterò la sua storia: come nasce, perchè, quando, dove si trova e dove vorrebbe trovarsi. Insieme faremo un viaggio dentro i sapori e i colori della cucina di Marema e di tutte le donne e gli uomini che lavorano a questo progetto di food, cultura, emozioni e condivisione, bellissimo.

Ieri sera sono stata a cena con Carmelo Roccaro, ideatore del progetto (ma vi parlerò di lui più avanti, eccome se lo farò) nella veranda che Ginger ha all'interno di Farm Cultural Park. Al piano terra, è possibile scegliere ed ordinare i  piatti dentro uno spazio verde e coloratissimo, con le spezie e lo zenzero in vetrina. Nell'attesa si può bere un ottimo drink (analcolico) allo zenzero, omonimo al locale - naturalmente - in due varianti di gusto. Poi si sale nella veranda esterna, sapientemente arredata con comode sedute in legno chiaro, luce soffusa e petali di fiori ovunque. Ok,
devo ammettere che non ho mai bevuto niente di più buono del Ginger. L'immediato sapore è di limone e ananas, poi con un'esplosione arriva lo zenzero fresco e speziato a solleticare il palato. Un'ottima apertura per la cena, che ieri ha visto come protagoniste delle alette di pollo, insaporite e fritte. E per insaporite, non intendo dire con un pizzico di sale e pepe e via, intendo  proprio dire succose, fragranti e profumatissime, con una leggerissima piccantezza, su un letto di maionese e cipolla croccante, tutto rigorosamente self-made. Sì, perchè il bello di Ginger, è che loro cucinano tutto: non  acquistano preparati alimentari pieni di roba chimica. Come ogni cucina di alto livello che si rispetti, la materia prima viene lavorata - anche per moltissime ore - e trasformata nel più naturale dei modi, per garantire un piatto che abbia al suo interno gusto e qualità al contempo.

Comunque, giusto perchè non si fermano mai (fanno anche take away e servizi di banchettistica esterna su richiesta), domani ci sarà un grande evento alla Farm: il Ginger Fest.  Una serata di comunione totale fra le culture che, nella sua prima edizione, vuole essere un incontro fra amici, un'occasione per mangiare insieme buon cibo dal mondo e divertirsi ballando splendida musica. Venerdì 31 luglio nei famosi Sette Cortili di Farm Cultural Park, i ragazzi di Ginger metteranno su una kermesse di cucina etnica; quattro punti di degustazione permetteranno agli avventori di assaggiare piatti tipici di: Bangladesh, Eritrea, Tunisia e Nigeria.  
Due giurie - una tecnica di esperti del settore ed una popolare composta grazie ai social - assaggeranno i manicaretti e decreteranno il Paese vincitore. Le cucine di Ginger saranno pronte a sfrigolare, condire, impiattare le loro profumatissime pietanze. A seguire, si ballerà sulle notte dei pezzi afro-reggae degli Afrofamily. Un momento particolare sarà dedicato anche alla moda africana ed ai costumi tradizionali, usati per le feste tipiche in cui si mangia tutti insieme e si balla sotto la luna.

Carmelo mi ha raccontato tutto questo col sorriso di chi ha un sogno e in quello investe ogni energia: e se il Ginger Fest diventasse annuale, magari importante e bello come il suo evento ispiratore, il Cous cous Fest di San Vito lo Capo?
Io me lo auguro, e in futuro vi racconterò chi è la gente di Ginger. Intanto seguiteci su Facebook alla pagina Ginger People and Food  e su Instagram @ginger_people_and_food.
A domani!